Vitamina D

VITAMINA D

Micronutrienti come la Vitamina D, il calcio e gli antiossidanti di origine vegetale sono le sostanze su cui si concentra oggi l’attenzione per il loro potenziale ruolo protettivo nei confronti di patologie osteoarticolari, muscolari, neurodegenerative, cardiovascolari, sindromi dismetaboliche. Molte sono le evidenze scientifiche sul rischio concreto di un apporto insufficiente di Vitamina D, implicata nel corretto funzionamento del sistema immunitario e nel mantenimento della salute ossea e muscolare. La quota preponderante di Vitamina D deriva dalla conversione di un suo precursore (provitamina D) a seguito dell’esposizione della cute a raggi ultravioletti di specifica lunghezza d’onda, UVB tra 290 e 315 nm. La luce solare è caratterizzata dalla presenza di queste radiazioni solo per un numero limitato di ore, un tempo variabile secondo la stagione e la latitudine. Per tale motivo, in Italia, la produzione di Vitamina D legata all’esposizione solare è trascurabile, soprattutto nei mesi invernali. Altri fattori che condizionano fortemente la sintesi della vitamina D sono l’età (a parità di esposizione solare il soggetto anziano ne produce il 30% in meno), la superficie e lo spessore della cute esposta al sole, il tempo di irradiazione, nonché l’uso di creme protettive, che possono ridurre del 97% la sintesi cutanea di vitamina D. La Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) raccomanda negli adulti un’assunzione di 37.5 μg al giorno di Vitamina D, mentre gli studi disponibili indicano che più del 95% della popolazione adulta italiana ne introduce con la dieta meno di 10 μg al giorno. La carenza è tanto comune e di tale entità che l’86% delle donne italiane sopra i 70 anni presenta livelli ematici di 25 (OH)D inferiori ai 10 μg/ml alla fine dell’inverno.
Infine, sempre più preoccupanti sono i frequenti riscontri di livelli plasmatici inferiori ai range di normalità nei soggetti adulti di ambo i sessi affetti da sovrappeso e obesità.
Numerosi lavori riportano associazioni inverse fra i livelli di Vitamina D e Body Mass Index e grasso corporeo, suggerendo che un’assente o indadeguata supplementazione in questi soggetti possa contribuire a sindromi carenziali subcliniche, che potrebbero influenzare negativamente le funzioni extraossee della Vitamina D, particolarmente importanti nei soggetti con sovrappeso e/o obesità. Oltre alla Vitamina D, la popolazione italiana mostra un’insufficiente assunzione media giornaliera anche di calcio; circa il 50% degli uomini e oltre il 70% delle donne non soddisfano i fabbisogni, addirittura il 75% delle giovani donne e il 90% delle donne anziane, secondo i dati dell’INRAN. Questi dati destano preoccupazione in quanto da una parte è nella fase giovanile che il calcio serve per costruire un adeguato deposito e prevenire l’insorgenza dell’osteoporosi, mentre dall’altra, nell’età avanzata, il calcio è utile per tamponare le perdite dovute alla decalcificazione dello scheletro e ridurre così il rischio di osteoporosi e di fratture osteoporotiche.

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